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LA VITRECTOMIA

retina

Gli anni 70 hanno visto il progressivo sviluppo delle tecniche di chirurgia endobulbare. Il principio è, in questo caso, quello di entrare nell'occhio attraverso minuscoli forellini con strumenti di microchirurgia e di affrontare il distacco di retina dall’interno.

Attraverso minuscoli forellini possono essere inseriti nell'occhio strumenti di microchirurgia; in questo caso, una fibra ottica per l'illuminazione (a sinistra) ed una microforbice (a destra). Si interviene direttamente sulla retina e sul vitreo.

 

Esistono pinze, forbici, spatole, cannule e fibre ottiche in grado di passare attraverso un foro di 1 millimetro di diametro. Se ne praticano in genere tre, uno per l'irrigazione interna dell'occhio (che altrimenti si affloscerebbe) e due per gli strumenti nelle mani del chirurgo; l'intervento viene condotto almicroscopio.

 

Il termine "vitrectomia" indica l'asportazione del vitreo, che in effetti è solo uno dei passaggi in questo tipo di interventi; tuttavia, è invalso nell'uso il suo impiego per indicare l'intera procedura. La retina viene riattaccata dall'interno, dopo aver eliminato le trazioni che la mantenevano sollevata; l'aspirazione del fluido sottoretinico può essere eseguita attraverso le stesse rotture che hanno causato il distacco. Per i trattamenti finali (la "colla"!) si preferisce l'uso del laser detto endolaser perché praticato anch’esso dall'interno mediante fibra ottica.

Una delle domande più frequenti è: "cosa si mette al posto del vitreo? ". La risposta è ... "dipende", poiché esistono varie soluzioni tra cui scegliere. Senza addentrarci troppo, possiamo indicarne due: il gas e l'olio di silicone.

 

Il gas (si tratta di miscele particolari di gas biocompatibili) ha il vantaggio di riassorbirsi spontaneamente; l'olio di siliconeoffre maggiori garanzie di sicurezza ma deve essere rimosso dopo un certo tempo, il che significa un altro intervento (per quanto banale). E' corretto prospettare al paziente le diverse soluzioni e precisare quella che si intende adottare, riservandosi la possibilità di modificare la condotta in base alle condizioni operatorie.

 

La vitrectomia consente di affrontare con successo forme complicate di distacco di retina: distacchi di retina di vecchia data, forme accompagnate da versamento emorragico endo-oculare, forme accompagnate da membrane fibrose sulla retina e così via dicendo. Molti sono i casi in cui essa viene associata alla chirurgia episclerale.

Lo svantaggio principale è rappresentato dal maggiore traumatismo per le strutture interne dell'occhio; manipolata direttamente ed abbagliata, la retina - che è pur sempre un delicatissimo tessuto nervoso - mostra spesso segni di sofferenza post-operatoria e riprende a funzionare più lentamente. Inoltre la vitrectomia è catarattogena, può cioè favorire lo sviluppo di una cataratta.

 

La maggiore complessità e la necessità di apparecchiature sofisticate fanno si che essa possa essere eseguita solo in centri altamente qualificati.

Riassumiamo in poche parole: entrambe le tecniche, abexterno e ab-interno, presentano vantaggi e svantaggi. Nessuna delle due è superiore all’altra e ciascuna ha le sue precise indicazioni, che il bravo chirurgo saprà valutare.

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