Diabetologia della casa di cura San Domenico

Trattamento delle forme del diabete

Diabetologia

Il diabete mellito viene comunemente classificato di tipo 1 e di tipo 2: Il tipo 1 a sua volta si distingue in autoimmune (distruzione autoimmunitaria delle cellule beta del pancreas, produttrici di insulina) o primitivo, caratterizzato dalla distruzione delle cellule beta senza una causa identificabile.

Il trattamento di queste forme si effettua con una terapia insulinica sostitutiva.
 
Il diabete mellito di tipo 2 è di gran lunga più frequente e ha il suo esordio generalmente in età adulta o senile e si distingue a sua volta sulla base dell'eccesso di peso.
E' una forma morbosa molto eterogenea che produce un progressivo aumento compensatorio dell'increzione dell'insulina, sino all'esaurimento della funzionalità delle cellule beta del pancreas. La mancanza o la ridotta attività insulinica è alla base di un disturbo permanente del metabolismo del glucosio, cioè la malattia diabetica.
 
Prima però di arrivare a diagnosticare un diabete mellito di tipo 2, definito da una glicemia costantemente al di sopra di 126 mg/dl, il paziente, se valutato precocemente (familiarità, ipertensione, alterazioni metaboliche ecc.), può presentare un quadro clinico e di laboratorio abbastanza caratteristico che evidenzia l'importante tendenza verso questa forma di diabete. 

E' possibile che a questi soggetti venga diagnosticata una ridotta tolleranza al glucosio. Sono quelle persone che hanno una glicemia a digiuno normale (<100 mg/dl), ma che si altera con particolari test, come la glicemia post-prandiale (dopo il pranzo) oppure quando ricevono un carico orale di glucosio. Nelle forme un po' più gravi è possibile riscontrare un'alterata glicemia a digiuno, cioè tra 100 e 126 mg/dl.

L'eccedenza dell'insulina nel sangue aumenta il rischio cardiovascolare. Chi ne soffre tende a mangiare molto e "male", presentano ipertensione arteriosa, eccesso di peso ed alcune importanti alterazioni metaboliche, come ad esempio l'iperuricemia e uno specifico profilo lipidico definito aterogeno.
 
Lo stato patologico costituito dall'insieme dei fattori di rischio cardiovascolare, come quello che accompagna i soggetti con predisposizione al diabete mellito o alla malattia diabetica già in atto, viene definito modernamente sindrome metabolica. Questa trova proprio nell'aumento ponderale, prevalentemente localizzato nell'addome (adiposità intra-addominale), il suo momento diagnostico e nel contempo il momento più pericoloso per un lento sviluppo di uno o più danni d'organo legati ai grossi vasi arteriosi (macroangiopatia) e ai piccoli vasi arteriosi (microangiopoatia), come ad esempio l'ictus, la retinopatia, la cardiopatia, l'insufficienza renale.

 
Una diagnosi precoce seguita da un trattamento tempestivo ed aggressivo dello stile di vita e della dieta, può rallentare il manifestarsi del diabete mellito di tipo 2 e l'evolutività verso il danno d'organo e verso il danno nel sistema arterioso.
In conclusione, si può evitare o ritardare la malattia aterosclerotica, quindi prevenzione verso l'ispessimento dei vasi arteriosi e le placche, verso le patologie cerebrali, cardiache, renali ed oculari.

Detto con un'espressione attuale si riduce il rischio cardiovascolare globale, che altrimenti potrebbe trovare la sua piena realizzazione nell'invalidante malattia cardiovascolare.


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