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CENTRO PER LO STUDIO E LA CURA DEL DIABETE MELLITO

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Il diabete mellito viene comunemente classificato di tipo 1 e di tipo 2. Il tipo 1 a sua volta si distingue:


• In autoimmune, caratterizzato dalla distruzione su base immuno-mediata delle cellule beta del pancreas, cioè quelle cellule deputate ad immettere nel sangue una sostanza ormonale chiamata insulina in relazione alle diverse esigenze dell'organismo;
• In primitivo, caratterizzato dalla distruzione delle cellule beta senza una causa identificabile.

 

Il trattamento di queste forme si effettua con una terapia insulinica sostitutiva.

 

Il diabete mellito di tipo 2 è di gran lunga più frequente (si parla di epidemia [diabete mellito tipo 2] mondiale!), ha il suo esordio generalmente in età adulta o senile e si distingue a sua volta sulla base dell'eccesso di peso.

 

[diabete mellito tipo 2]

Si caratterizza per essere una forma morbosa molto eterogenea e per la presenza di alterazioni multiple tra cui, nella maggior parte dei casi, una resistenza di vario grado all'azione periferica dell'insulina. [malattia diabetica] Questa in condizioni normali permette al glucosio di entrare nelle diverse cellule dei tessuti del nostro organismo. Tale non rara condizione patologica produce un progressivo aumento compensatorio dell'increzione dell'insulina, sino all'esaurimento della funzionalità delle cellule beta del pancreas. La mancanza o la ridotta attività insulinica è alla base di un disturbo permanente del metabolismo del glucosio, cioè la malattia diabetica.

 

Prima però di arrivare a diagnosticare un diabete mellito di tipo 2, definito da una glicemia costantemente al di sopra di 126 mg/dl, il paziente, se valutato precocemente (familiarità, ipertensione, alterazioni metaboliche ecc.), può presentare un quadro clinico e di laboratorio abbastanza caratteristico che evidenzia l'importante tendenza verso questa forma di diabete. E' possibile che a questi soggetti venga diagnosticata una ridotta tolleranza al glucosio. Sono quelle persone che hanno una glicemia a digiuno normale (<100 mg/dl), ma che si altera con particolari test, come la glicemia post-prandiale (dopo il pranzo) oppure quando ricevono un carico orale di glucosio. Nelle forme un po' più gravi è possibile riscontrare un'alterata glicemia a digiuno, cioè tra 100 e 126 mg/dl.

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L'eccedenza dell'insulina nel sangue, presente sin dall'età giovanile negli individui predisposti, favorisce negli anni lo sviluppo più o meno completo dei fattori di rischio cardiovascolare che accompagnano [eccedenza insulina nel sangue] in genere il paziente diabetico, ma anche quelli con la sola familiarità verso questa forma morbosa. Sono soggetti facilmente identificabili, perché tendono a mangiare molto e "male" [cattiva alimentazione] e presentano ipertensione arteriosa, eccesso di peso ed alcune importanti alterazioni metaboliche, come ad esempio l'iperuricemia e uno specifico profilo lipidico definito aterogeno, cioè con un'importante predisposizione verso la malattia aterosclerotica, (aumento della colesterolemia LDL, riduzione della colesterolemia HDL ed incremento della trigliceridemia). Questi soggetti inoltre possono presentare precocemente danni renali, documentati inizialmente da una perdita delle proteine con le urine (microalbuminuria).

 

Lo stato patologico costituito dall'insieme dei fattori di rischio cardiovascolare, come quello che accompagna i soggetti con predisposizione al diabete mellito o alla malattia diabetica già in atto, viene definito modernamente sindrome metabolica. [sindrome metabolica] Questa trova proprio nell'aumento ponderale, prevalentemente localizzato nell'addome (adiposità intra-addominale), il suo momento diagnostico e nel contempo il momento più pericoloso per un lento sviluppo di uno o più danni d'organo legati ai grossi vasi arteriosi (macroangiopatia) e ai piccoli vasi arteriosi (microangiopoatia), come ad esempio l'ictus, la retinopatia, la cardiopatia, l'insufficienza renale.

 

Una diagnosi precoce seguita da un trattamento tempestivo ed aggressivo dello stile di vita e della dieta, [diagnosi precoce trattamento tempestivo] unitamente a dei farmaci variamente associati tra loro, può rallentare il manifestarsi del diabete mellito di tipo 2 e l'evolutività verso il danno d'organo e verso il danno nel sistema arterioso.

In conclusione, si può evitare o ritardare la malattia aterosclerotica, quindi prevenzione verso l'ispessimento dei vasi arteriosi e le placche, verso le patologie cerebrali, cardiache, renali ed oculari.

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Detto con un'espressione attuale si riduce il rischio cardiovascolare globale, che altrimenti potrebbe trovare la sua piena realizzazione nell'invalidante malattia cardiovascolare.

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